Il Gran Bar Pugliese

Francesco Pugliese ha ereditato, dal nonno prima e dal padre poi, la passione e il mestiere e il risultato è il Gran Bar Pugliese di Bari, un locale unico per qualità e gamma di servizi.

La storia del Gran Bar Pugliese

Passione, professionalità, cortesia: queste le tre parole per sintetizzare al meglio la lunga storia del Gran Bar Pugliese di Giovinazzo, graziosa e vivace cittadina in provincia di Bari.

Nella piazza centrale del paese, il Gran Bar Pugliese rappresenta da sempre un punto di riferimento per clienti del posto e forestieri. Fondato nel 1926 da Francesco Pugliese, il Gran Bar si caratterizza fin dalla nascita per la sua capacità di accogliere, a seconda delle fasce orarie, una clientela assai diversa, per richieste ed esigenze.

Così, alle prime luci dell’alba, è tra i pochi a garantire ai pescatori il classico caffè, magari nella versione corretta, oltre alla possibilità di scambiare quattro chiacchiere con gli amici, prima di affrontare il mare.

Poi, nel corso della mattinata, la presenza  di Rosaria, moglie del proprietario, alla cassa o dietro il banco, dà anche alle signore del paese, in tempi non sospetti, l’opportunità di entrare senza remore in un bar,  per una piacevole sosta dopo la spesa.

Con lo scorrere delle ore, il locale diventa luogo di appuntamento per concludere affari, mentre i suoi due splendidi biliardi fanno da teatro a memorabili sfide tra  gli appassionati di carambola o boccetta.

L’arrivo di Rodolfo, subentrato al padre nella gestione, segna una svolta importante. Un assortimento via via più ricco di deliziose specialità allarga una scelta prima limitata ai tradizionali bignè e veneziane alla crema, che Francesco faceva arrivare la domenica da Bari. E’ nata la pasticceria, frutto della lunga formazione di Rodolfo, che, in tempi ancora ben lontani dall’istruzione di massa, con l’ufficialità dei suoi diplomi di Scuola Alberghiera, ha fatto una scelta ben precisa.

Andare, per così dire, ‘a bottega’ non da un pasticciere qualunque, ma nel posto più prestigioso che la piazza di Bari vantasse all’epoca, la Motta, ex SEM. Con gli anni, un laboratorio sempre più attrezzato consente alla pasticceria del Gran Bar Pugliese di coprire anche il settore della rosticceria, fino a garantire servizi di ogni genere, compresi veri e propri pranzi di matrimonio. Letteralmente innamorato del suo lavoro, Rodolfo mantiene inalterati nel tempo i legami con i nomi più autorevoli della pasticceria pugliese, maturati all’epoca della Sem.

E se ogni pretesto è buono per una ‘capatina’ dai vecchi amici, la sua voglia di tenersi sempre al passo, di seguire le tendenze di un mercato in forte evoluzione non esclude ‘giri di perlustrazione’ nella pasticceria o nella gelateria balzate alla ribalta nella zona. Da lì, puntualmente, gli spunti per nuovi dolci o gelati, rivisitati e proposti nel suo banco, sempre con il tocco di una rielaborazione personale.

Passione e creatività, con l’occhio sempre attento alla salvaguardia di un valore assoluto: la qualità e la soddisfazione del cliente. Sono senza dubbio queste le caratteristiche che Francesco, l’attuale proprietario, ha ereditato dal padre. Con  Francesco, la tradizione familiare si è però arricchita di un’esperienza maturata in settori assai diversi, dell’abitudine a spaziare su orizzonti più larghi. E un segno evidente in questo senso viene direttamente dal locale, completamente ristrutturato con un’impronta dichiaratamentecittadina. E poi, soprattutto, dalla scelta di caratterizzare il bar con unlogo.   Un signore distinto, che accenna un saluto con la sua tuba, campeggia nelle vetrine, nelle insegne, sulla carta intestata del Gran Bar Pugliese.

Il misterioso schizzo, opera di tale Orazio Bellaio e datato 1926, è stato ritrovato durante i lavori di ristrutturazione, arrotolato in mezzo ad alcuni oggetti simbolici, di chiaro significato beneaugurante. ‘Omaggio obbligato’, a quel punto, farne l’emblema del locale.    E’ il distinto sconosciuto, dunque, a ‘tenere a battesimo’, di volta in volta, le nuove creazioni della ricchissima offerta che il  Gran Bar propone oggi nei settori della pasticceria, della gelateria, della rosticceria. In tutti e tre i campi, ogni specialità ha alle spalle una storia fatta di tradizione artigianale, ma anche di continua e appassionata ricerca di ingredienti selezionati.

Nella gelateria, accanto al recupero dei ‘classici’ di Rodolfo, dallo spumone alla coppa Rudy, l’assortimento propone Gran Cru di cioccolati prodotti direttamente da un’azienda francese nei territori d’origine, mentre la vaniglia è quella in bacche del Madagascar, le nocciole sono quelle di Giffoni e la “nutella”è creata all’interno del laboratorio. Prodotti eccellenti deliziano i clienti in tutte le fasce orarie. Dopo le colazioni, con la ricchissima scelta di cornetti e brioche, prodotti esclusivamente nell’attiguo laboratorio, appena sfornati, l’appuntamento dell’aperitivo propone mozzarelle e ricotta di bufala provenienti da Battipaglia,  prosciutto che arriva direttamente da un consorzio di Parma, prodotti del mare secondo le stagioni. A supporto, la piccola rosticceria con sandwich, tramezzini, rustici, panzerottini, pan brioche.

Tutto è preparato sul posto, al momento, come i piatti per un pranzo veloce con ingredienti acquistati giornalmente al mercato. Poi, a partire dal pomeriggio, tra dolci e gelati, non c’è che l’imbarazzo della scelta, a cominciare dall’ultimo ‘nato’, il Pugliesino Etnao. Non un semplice tortino al cioccolato, ma un dessert raffinato, un demi-suffle, un impasto leggero al miele che abbraccia una ganache al cioccolato fondente, disponibile in diverse aromatizzazioni.

Il Gran Bar Pugliese è aperto tutti i giorni, dalle 5,30 alle 24 (anche oltre in estate e nel fine settimana). Il locale dispone di una saletta per feste e piccoli ricevimenti, ma offre anche un servizio catering.

Un Depero nel Gran Bar Pugliese

Questo schizzo, datato 1926, è stato ritrovato all’interno del locale durante i lavori di ristrutturazione del 2007. Erroneamente attribuito a tale Orazio Bellario, nel 2015 la scoperta del vero autore: l’artista futurista triestino Fortunato Depero!
«Alcuni anni fa – racconta Aguinaldo Perrone, autore della scoperta – entrando come cliente nel Gran Bar Pugliese, avevo notato che sulle bustine di zucchero era riprodotto un disegno di chiara marca futurista». La curiosità era rimasta sempre viva, ma non era stata accompagnata da nessuna ricerca specifica. «Nelle scorse settimane, sono tornato a Giovinazzo e ho chiesto informazioni sull’origine del disegno. E il titolare mi ha accennato ad una storia che viene da lontano». «Il logo del bar – prosegue Perrone – ritrae un simpatico omino che saluta con un cenno del cappello. Il proprietario ne conserva gelosamente l’originale, esposto all’interno dei locali.

Mi hanno riferito che era opera di tale Orazio Bellaio, un misterioso avventore della caffetteria che avrebbe firmato così, nel 1926, questo suo originale omaggio ad un luogo che aveva trovato particolarmente ameno».

La passione per l’arte e la cartellonistica futurista di Perrone – a sua volta illustratore noto come Aguin – si è trasformata in passione da storico dell’arte. «Da artista e studioso di futurismo pubblicitario – aggiunge – mi convinco che si tratta di un disegno originale di Fortunato Depero. Il tratto e l’oggetto parlano chiaro». C’è uno strano scarabocchio, forse un autografo, sotto la realizzazione artistica, ma per Perrone «prevalgono su qualsiasi altro elemento fuorviante come la presunta firma di tale Orazio Bellaio , i rimandi all’arte di Depero. Quel nome, scritto così in grande sotto il disegno assomiglia più ad un appunto vergato in fretta che una firma».

E’ un anno emblematico per l’artista trentino: espone alla Biennale di Venezia l’opera «Squisito al selz» dedicata al Commendator Campari e inizia la sua feconda produzione per la nota ditta di liquori». Dalla bottiglia che compare sulla destra dell’omino, infatti, sembra partire verso l’alto un getto di liquore, che travolge una C, assimilabile alla lettera utilizzata per altre illustrazioni della Campari. «Come non osservare poi, dal punto di vista stilistico-formale, che il disegno presenta in toto – analizza ancora Perrone – il linguaggio di Fortunato Depero? L’utilizzo degli omini dalle forme dinamiche e dalle geometrie scomponibili è peculiare nei suoi disegni, come ad esempio quello per il «Citrus» o le sue celebri sculture/modelli per il teatro. Lo stesso stile emerge nello studio di volumi in movimento arricchiti dalla presenza di dettagli decorativi inequivocabili, come i decori a mezzo rombo presenti sulla gamba e ricorrenti in molti altri suoi disegni. Su tutti la «Ballerina per i balli plastici» del 1918».

L’ultima prova dell’attribuzione a Depero è la firma: «Compare poco evidente, in basso accanto al piede d’appoggio. C’è la «F» puntata di Fortunato, che presenta il tratto e la grafia identici alla sua solita maniera», conclude l’esperto di futurismo.

Come si spiega la presenza nel 1926 di Depero in Puglia? Si possono fare solo ipotesi, fondate sull’amicizia che lo legava a Franco Casavola, autore barese del manifesto La Musica futurista, primo della serie pubblicato su «Il Futurismo. Rivista sintetica illustrata», nonché «musicista di cultura conservatrice aperto alle più ampie suggestioni europee». Casavola ebbe una grande sintonia con Filippo Tommaso Marinetti. Le cronache riportano dell’evento promosso con FTM e il musicista di Modugno nel Teatro Piccinni, il 26 settembre 1922.

Alla serata – organizzata dai membri dell’Associazione universitaria «G. De Palma», con i quali collaborava un altro ammiratore di Marinetti, il poeta armeno residente a Bari, Hrand Nazariantz – prese parte anche l’estroso poeta futurista napoletano Francesco Cangiullo.

L’evento fu tumultuoso, tra fischi del pubblico e lancio di ortaggi sul palco (agli artisti gli spettatori «avevano regalato tutta una annata di produzione degli orti suburbani») e si concluse con un discorso sui poeti «passatisti» Dante, Petrarca e Carducci e la declamazione di un brano de L’alcova d’acciaio dell’artista nato ad Alessandria d’Egitto.